Data: 21/11/2021
Ora: 17:00
Città: Firenze
Luogo: Teatro Verdi
Direttore: James Conlon
Orchestra: Orchestra della Toscana
Musica: Mozart, Šostakovič
L’atteso debutto di James Conlon come direttore onorario dell’Ort: la stella della direzione che riscopre gli autori oscurati dalla storia. L’appuntamento è domenica 21 novembre alle ore 17 al Teatro Verdi di Firenze con un programma che ha al centro la Sinfonia da camera dal Quartetto n. 8 op. 110a di Dmitrij Šostakovič nella versione per archi di Rudolf Barshai. A incorniciare questo atto di accusa a ogni dittatura due sinfonie di Mozart: la K. 338 e la K. 551.
Il maestro statunitense aveva solo undici anni quando ascoltò La Traviata e da allora, dal Queens, il suo panorama divenne il mondo. “Un quartiere di emigrati e diversità etniche come il Queens – dice Conlon, nipote di immigrati italiani – mi ha aperto la testa e raffinato l’udito”. Fu Maria Callas a scoprire il suo talento durante una masterclass alla Juilliard school: «La Callas mi ascoltò dirigere un passaggio del quarto atto di Bohéme. E mi disse: “Maestro…”. Io rimasi colpito che mi chiamasse così. E aggiunse: “se dirige così, lei è un Maestro perché in quel momento l’orchestra deve cantare tutto l’amore dell’universo”. Ogni volta che dirigo quell’opera penso a lei che cercò di trasmettermi l’immensità dell’amore».
Le sue origini e la sua sensibilità lo hanno condotto a riscoprire autori del decadentismo europeo ingiustamente dimenticati, come il viennese Alexander Zemlinsky. Ha strappato all’oblio le composizioni che il Terzo Reich voleva fossero cancellate dalla faccia della terra e quelle di musicisti marginalizzati dalla storia per ragioni razziali. Per tutelare questo patrimonio Conlon ha fondato un sito: www.orelfoundation.org .
Nel programma scelto per l’Orchestra della Toscana, Conlon si confronta con una delle pagine più drammatiche di Dmitrij Šostakovič, l’ottavo quartetto per archi dedicato, nel 1960, “alle vittime del fascismo e della guerra”, in realtà concepito come occulto atto di accusa verso ogni dittatura, compresa quella comunista che lui stesso pativa. Qui viene presentato nella trascrizione orchestrale, approvata dall’autore, dovuta a Rudolf Barshai. Attorno a quest’opera si dispongono due sinfonie di Mozart a loro modo cruciali nella biografia del musicista austriaco. Una è la K. 338, l’ultima prodotta a Salisburgo, nel 1780, prima della traumatica rottura con la corte dell’arcivescovo Colloredo presso cui era impiegato. L’altra è la K. 551, la sua ultima sinfonia in assoluto, buttata giù quasi di getto nell’estate 1788: è chiamata “Jupiter” per la sua perfezione, la grandiosità, la dottrina compositiva che vi è riversata.
Foto di Dan Steinberg.